La Camera approva la riforma del Volontariato e del Terzo Settore. Qualche lacuna mal complesso è una buona legge.

Written by Amministratore. Posted in Impegno Sociale

bagniFrutto di un iter durato 2 anni. Non valorizzato pienamente il volontariato, ma spinge sulla sussidiarietà tutto il Paese e favorisce l’integrazione tra le diverse anime del no-profit.

 

Uno degli arcipelaghi più complessi, per certi versi con una normativa confusionaria e dispersiva. Parliamo del Terzo Settore, al suo interno la spinta propulsiva e valoriale certamente l’hanno avuta e l’avranno le organizzazioni che hanno alla base la gratuità. Una contaminazione che può spingere il Paese Italia sulla sussidiarietà. Mancano i decreti attuativi ma è certamente una base importante. Entriamo nel merito.  La legge definisce così il Terzo Settore: “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”

Secondo me uno dei passi più innovativi è certamente l’istituzione di una fondazione denominata Italia Sociale. Sosterrà mediante l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti di terzo settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale.

L’aspetto certamente più richiesto e che trova una risposta è la stesura di un Codice del Terzo Settore che conterrà disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individui le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore e la loro differenziazione tra i diversi tipi di ente. Il Codice del terzo Settore servirà a definire forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo, vieterà di redistribuzione degli utili, prevede una modalità di amplificazione dell’informazione per favorire trasparenza e tutelare i lavoratori e la loro partecipazione ai processi decisionali. Nascerà finalmente il Registro Nazionale del Terzo Settore. Scompare l’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismi di promozione sociale e ci sarà un Organismo unico denominato Cosiglio Nazionale del Terzo settore.

Non mi lascia molto contento l’aspetto relativo alla valorizzazione del agire volontario dunque in realtà una spinta non eccellente a favore delle associazioni ai sensi della L. 266/91. Mondo da cui provengo e che si aspettava una maggior valorizzazione del DONO e dell’IMPEGNO. Però è prevista l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo. Questo punto è eccellente, vedremo gli sviluppi. In qualche modo verranno “snaturati” i Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti non solo dalle organizzazioni di volontariato ma da tutti gli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari. Però in una visione di sussidiarietà questo allargamento di fatto rafforza tutto il terzo Settore.

Dentro il Terzo Settore, è chiaro molte aspettative sono legata al rilancio dell’impresa sociale. Mi sembra che qui ‘ stato fatto veramente un buon lavoro. La Legge delega introduce importanti novità che renderanno possibile la coproduzione di beni e servizi tra non profit, Pubblica amministrazione e investitori privati. L’impresa sociale viene definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. I settori di attività delle imprese sociali dovranno essere comprese nelle attività di interesse generale saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio.

La riforma del terzo Settore è anche uno strumento che favorirà l’integrazione. Questo è un successo. Di fatto anche negli altri Paesi Europei è già così.  Il servizio civile universale, si aprirà infatti ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevederà uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Il progetto avrà una durata variabile tra otto mesi e un anno con possibilità di adeguamento alle esigenze di vita e lavoro del giovane volontario, con la previsione che il servizio sia prestato in parte in uno degli Stati membri dell’Unione europea nonché per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo svilupo anche nei Paesi extra europei. Il servizio civile potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi.

Gli aspetti relativi alla fiscalità di vantaggio vengono amplificati in modo notevole. Viene prevista la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come ad esempio l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento e una più trasparente regolazione del cinque per mille. Viene richiesta maggiore trasparenza alle organizzazioni del terzo settore e questo a tutto vantaggio del benessere della collettività che potrà in questo modo essere più presente e vigilare.

 

 

 

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